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vastissime paludi, alterando per sempre la fisionomia originaria
di questa terra.L'altissima concentrazione di aree
tutelate su un territorio relativamente poco esteso, fa sì
che l'Argentario si ponga come un vero paradiso per gli amanti della
natura che qui troveranno la quintessenza della Maremma, una sintesi
esemplare dei suoi diversi ecosistemi originari.
L'OASI DI ORBETELLO
L'Oasi di Orbetello fu istituita nel 1972 ed è
gestita direttamente dal WWF per salvaguardare un ecosistema straordinariamente
vasto che comprende una laguna salmastra, le dune costiere coperte
da una fitta macchia mediterranea, alcuni stagni di acqua dolce,
pinete e boschi di sugheri, pioppi e frassini. L'oasi si estende
sulle due Lagune, dette di Ponente e di Levante, che si sono formate
in mezzo ai due cordoni di sabbia che collegano il Monte Argentario
alla costa. Le strette lingue di sabbia, chiamate Tomboli della
Giannella e di Feniglia, sono essi stessi oggetto di salvaguardia
e gli specchi d'acqua che delimitano prendono il nome di Laguna
di Orbetello. Il complesso delle due lagune si estende su circa
2700 ettari e presenta caratteristiche sensibilmente diverse sul
lato di Ponente e su quello di Levante. La Laguna di Levante ha
acque molto profonde e per questa ragione attira numerosi uccelli
che si nutrono sul fondo, come le folaghe, le anatre tuffatrici,
gli svassi, i tuffetti e i cormorani. Il livello di salinità
delle acque è inferiore rispetto a quello della Laguna di
Ponente, perciò sotto la riva si formano canneti che danno
rifugio a molte specie di rallidi e a piccoli passeriformi.
La riva del Tombolo di Feniglia, che si affaccia sulla laguna,
è invece coperta dai cespugli di una fitta macchia mediterranea
in mezzo alla quale si aprono stagni frequentati da garzette, aironi,
germani reali e cavalieri d'Italia. La parte centrale del Tombolo
ospita una pineta artificiale, intervallata da lecci e sughere:
protetta dal Corpo Forestale dello Stato, dà rifugio a daini,
conigli selvatici, istrici, tassi e volpi. Vi nidificano anche il
cuculo, il picchio rosso e il picchio verde, l'allocco e la ghiandaia
di mare.
La duna sabbiosa di Feniglia ha dato anche una bella lezione agli
speculatori dediti alla deforestazione per scopi lucrativi: il tombolo
si formò circa 4000 anni fa e pian piano sulla lingua di
sabbia si radicò una fitta selva che la stabilizzava, impedendone
l'arretramento verso la laguna. Nell'Ottocento, il comune di Orbetello
vendette il tombolo ad alcuni privati che avviarono il disboscamento
della foresta litoranea per garantire spazi per il pascolo ed l'estrazione
del carbone. Il risultato fu che l'erosione cominciò a distruggere
la duna, spingendo la sabbia verso la laguna: la duna si interrava
progressivamente creando ulteriori focolai di malaria, ma nonostante
le prime devastanti conseguenze la deforestazione della duna di
Feniglia è proseguita fino ai primi del Novecento.
Solo nel 1911 il comune riuscì a riappropriarsi del tombolo
ed avviò i lavori di consolidamento dell'arenile e di rimboschimento,
mettendo a dimora pini, pioppi e cipressi. Nel 1971 venne finalmente
istituita la Riserva forestale di protezione della Duna di Feniglia
che oggi tutela uno dei più belli esempi di selva litoranea
di tutte le coste italiane, mettendola al riparo dalla miopia e
dall'irresponsabilità degli speculatori, acerrimi nemici
della natura.
LA LAGUNA DI PONENTE
La Laguna di Ponente offre l'ambiente tipico delle paludi salmastre,
con acque salate e poco profonde dove affiorano distese di fango:
dopo lunghe battaglie, anche questo ramo della Laguna di Orbetello
venne dichiarato Oasi protetta nel 1971 ed affidato in gestione
al WWF che negli anni '80 ha acquistato anche il vicino bosco di
Patanella, costituito da pini, sughere e macchia mediterranea. Oggi
la Laguna di Ponente offre al naturalista sentieri ben tenuti e
numerosi punti di avvistamento per il birdwatching. Complessivamente
la Laguna di Orbetello è una delle aree umide e paludose
più importanti d'Italia: la costa tirrenica è una
via naturale di migrazione e le poche aree palustri sopravvissute
alle bonifiche e alla speculazione costituiscono un patrimonio inestimabile,
vitale per la sopravvivenza di tantissime specie animali.
L'abbondante vegetazione acquatica e le migliaia di invertebrati
che vivono nelle acque della laguna attirano un numero altissimo
di specie di uccelli: nella Laguna di Orbetello sono state censite
ben 257 specie, di cui almeno 70 scelgono questa zona per nidificare
e riprodursi. Aironi, fenicotteri rosa, cormorani, falchi pellegrini
e migliaia di altri esemplari offrono uno spettacolo unico al turista
sensibile alle ragioni dell'ambiente e che sappia usare il dovuto
rispetto verso un ecosistema meraviglioso ma anche assai delicato.
L'Oasi di Orbetello può essere visitata da settembre ad aprile
e per accedere alle zone interdette al pubblico transito è
necessario rivolgersi al centro visite, presso il Casale della Giannella,
raggiungibile lasciando l'Aurelia all'altezza di Albinia.
L'OASI DI BURANO
L'Oasi di Burano, quasi al confine che separa la Toscana dal Lazio,
completa il panorama naturalistico dell'Argentario: il lago di Burano,
dominato da un'antica torre di pietra eretta nel Seicento dagli
Spagnoli come punto di avvistamento contro i pirati, è un
luogo di sosta eccellente per tantissime specie di uccelli sia migratori
che stanziali. Il Lago di Burano è un vero gioiello naturalistico
perché rappresenta una sintesi efficacissima dei paesaggi
e degli ecosistemi che caratterizzavano la Maremma originaria, prima
del tempo delle bonifiche. Si tratta infatti di un tipico stagno
"retrodunale", di quelli che si formano quando un corso
d'acqua non riesce a trovare uno sbocco al mare perché ostacolato
dalle dune di sabbia.
Ad occuparsi dell'Oasi di Burano è il WWF che già
nel 1967 stipulò con i proprietari un contratto per gestire
l'area a fini di conservazione e tutela naturalistica. Il Lago di
Burano è una sorta di polmone sempre attivo che riceve acqua
dolce dai canali di scolo delle campagne vicine e dalla falda sotterranea,
ed è collegato al mare grazie ad un canale parzialmente artificiale.
Partendo dal mare si incontrano prima una fascia prettamente salmastra
popolata da piante lacustri, poi i bassi cespugli tenacemente aggrappati
alle dune fino alla fascia di foresta mediterranea costituita da
sughere, lecci e roverelle. Le acque del lago sono ricche di pesci
e molluschi, nella macchia abbondano gli insetti e i rettili, fra
i quali anche la tartaruga terrestre che proprio a Burano trova
una delle ultime zone di grande diffusione.
Tassi, istrici, ricci, volpi, donnole e puzzole costituiscono la
famiglia dei mammiferi stanziali, mentre purtroppo sembra che la
lontra abbia definitivamente abbandonato quest'area, probabilmente
a causa della riapertura della caccia ai suoi danni. Quasi impossibile
è invece elencare le specie di uccelli che scelgono di sostare
al Lago di Burano, per ritemprarsi dalle fatiche dei voli migratori
oppure per nidificare e riprodursi in un ambiente protetto, dove
pericoli e minacce sono piuttosto scarsi. Gli ultimi rilevamenti
sul Lago di Burano hanno documentato la presenza di oltre 20.000
uccelli nel periodo invernale, che è indubbiamente il migliore
per gli appassionati birdwatcher che potranno davvero sbizzarrirsi,
immersi in un ambiente di intensa suggestione e dalle caratteristiche
irripetibili.
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